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Intervista a Gino Strada sulla Libia


Gino Strada

Image via Wikipedia

Intervista a Gino Strada di Emergency:

“Sono Gino Strada di Emergency, era necessario attaccare la Libia? Io credo proprio di no, io credo che la scelta della guerra avvenga casualmente e non credo che la guerra sia una necessità, non lo è mai, è sempre una scelta per tanti ragioni che possono essere anche diverse.”

La guerra è sempre una scelta
“La guerra è sempre una scelta, questa in particolare, bastava avere voglia di evitarla, ma insomma c’era già chi si era abbondantemente preparato. Il triste è che si continua a pensare a questo strumento come risoluzione dei problemi e questo è tipico di cervelli meno che mediocri tra i politici e i militari governanti.
I danni dell’intervento saranno dei danni umani e dei danni politici. Il danno umano sarà un carico presumibilmente ancora una volta enorme di sofferenze per una popolazione, al di là di quale sia l’appartenenza tribale o le connessioni politiche, le preferenze, sarà il popolo della Libia che pagherà un carico di sofferenze disastroso. Sul piano politico, io qui non sono un esperto, però mi pare che questa esportazione continua e riproposizione della guerra come strumento unico e lecito ormai, insomma se poi non è lecito non fa niente la si fa lo stesso, sia politicamente pericoloso perché riesce ad innescare poi dei rischi a catena. La risoluzione del 1973 che, se non sbaglio è del 18 febbraio, dice una cosa estremamente interessante proprio all’inizio: che il Consiglio di sicurezza sottolinea la necessità di fare tutti gli sforzi per arrivare a una soluzione della crisi che non comprenda l’uso della forza. Non gli si è neanche dato il tempo di finire di scriverla questa risoluzione che già questi hanno detto “Allora attacchiamo, siamo pronti”. Ma quelli parlavano di No-fly zone parlavano nel contempo di fare sforzi, cosa vuole dire fare sforzi? Voleva dire per esempio mandare ispettori, ispettori dell’O.N.U., ispettori della Lega Araba, gente che andasse là con lo scopo di dire “Ragazzi giù le mani dai grilletti, è il momento di parlare, di dialogare”. Nulla è stato fatto: nulla. Dentro tutti e ovviamente il nostro Paese siccome è retto da una classe politica che non sono solo dei delinquenti politici perché delinquono contro la Costituzione, che è anche nostra di cittadini non è solo loro, sono anche dei cervelli molto molto mediocri. E la mescolanza di questi due elementi dei delinquenti politici e dei cervelli mediocri è insomma potenzialmente esplosiva.

Il balletto italiano
Ma questo non lo so perché il governo italiano continui a cambiare posizione, non lo so. A leggere le dichiarazioni mi viene più spesso da ridere per la drammatica stupidità e quindi cambia poi di giorno in giorno no. Il ministro degli Esteri dichiara “Il colonnello non si può cacciare”, ma cosa vuole dire?
Che non è possibile cacciarlo o che non si deve cacciare? Quelli che tornavano dall’Unione Sovietica molti anni fa, molti decenni fa quando gli chiedevano “Allora come si sta in Russia? – perché la gente la chiamava la Russia – e la risposta era “non ci si può lamentare”, quindi non si capiva se non ce n’era motivo o se fosse vietato. Ecco mi sembrano risposte analoghe.
La Francia è stata sorprendentemente, per alcuni aspetti e poi magari a qualche analista politico la cosa non sorprende, la prima che ha dichiarato noi siamo pronti a bombardare, questo una settimana prima addirittura della risoluzione del Consiglio di Sicurezza, queste cose Sarkozy le dice il giorno 10, lui è un precursore e la Francia avrà i suoi interessi o Sarkozy avrà anche i suoi interessi personali politici di immagine, che ne so avranno ovviamente ambizioni su contratti petroliferi etc. etc.. Queste sono cose che ovviamente io non posso sapere, noi cittadini direi non possiamo sapere, possiamo soltanto presumere, però da notarsi questo atteggiamento che è esattamente nello spirito della collaborazione e della fratellanza tra i popoli, cioè ancora prima che il Consiglio di Sicurezza si sia riunito questo ha già deciso “Io bombardo”. Eh va beh fa parte anche lui della grande bassezza di questa classe politica europea.”

Tratto da:  blog di peppe grillo, da youtube e da wikipedia – risoluzione 1973

Giappone: Stop alla caccia baleniera dopo azioni Sea Sheperd


Il Giappone sospende temporaneamente la caccia alle balene nell’Antartico. Motivo ufficiale: le azioni di protesta dell’associazione ambientalista Sea Shepherd, ossia gli inseguimenti delle baleniere che gli attivisti compiono ogni anno per impedire la cattura dei cetacei.

Secondo Greenpeace il governo giapponese avrebbe deciso la sospensione per un’altra ragione, le scorte di carne di balena già massicce. Il Giappone potrebbe anticipare la chiusura della stagione, prevista a marzo.

“Consideriamo la persecuzione compiuta da Sea Shepherd assolutamente deplorevole”, dice un rappresentante del governo giapponese, “chiediamo a tutte le nazioni di prendere le misure necessarie contro di loro”.

La flotta baleniera, che di solito parte nella prima metà di novembre, ha preso il largo in forte ritardo, con effettivi ridotti e soprattutto senza poter contare sulla Hiyo Maru, la nave che a metà stagione porta in Antartide i rifornimenti di carburante. Morale: invece dei soliti quattro mesi scarsi, era più che prevedibile (e previsto) che i balenieri resistessero solo due mesi o poco più. Se fate i conti dal 2 dicembre a oggi, vedete che ci siamo.

La flotta baleniera è stata sostanzialmente dimezzata grazie alla risonanza mediatica che ha avuto in Giappone il processo a Junichi Sato e Toru Suzuki, due attivisti di Greenpeace condannati ad un anno di prigione per aver smascherato il contrabbando di carne di balena realizzato dai solerti balenieri.

Per la prima volta, l’opinione pubblica giapponese si è resa conto di quel che succede (la caccia baleniera in Giappone è sempre stata un tabù per i mezzi d’informazione) e chiede ora con forza di far finire questa follia. L’annuale spedizione del Giappone, pagata con le tasse dei contribuenti, continua a far arrivare sul mercato prodotti che nessuno vuole: nei frigoriferi ci sono oltre 5.700 tonnellate di carne di balena invendute che avrebbero dovuto finanziare la caccia.

Fonti:
GreenPeace Italia per le foto