E se saremo gatti mangeremo insetti

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tratta da Wikipedia

Nell’80% dei paesi del mondo si mangiano gli insetti, animali nutrienti ed ecologici. La FAO vorrebbe incoraggiarne il consumo, ma sarà difficile vincere le resistenze occidentali.

Secondo una nuova ricerca, pubblicata dal quotidiano inglese the Observer, si potrebbe continuare a mangiare carne senza danneggiare il pianeta: il trucco consiste nel passare al consumo di insetti e altre bestioline. L’allevamento di mucche, maiali e pecore occupa due terzi dei terreni da pascolo di tutto il mondo e genera il venti per cento dei gas serra. La FAO sta quindi ufficialmente esaminando uno studio sul consumo di insetti. Nel 2008 ha organizzato un incontro a Bangkok in Thailandia sull’argomento e per il 2013 sta preparando un congresso mondiale. Il professor Arnold van Huis, un entomologo dell’università di Wageningen, nei paesi bassi, autore dello studio, sostiene che mangiare gli insetti presenta diversi vantaggi. “Il consumo di carne è un problema”, spiega. “Nel 2050 la popolazione mondiale sarà probabilmente passata da sei a nove miliardi di abitanti e il consumo di carne continua a crescere. Vent’anni fa si mangiavano in media 20 chili di carne a persona all’anno, ora siamo passati a 50 e fra vent’anni si arriverà ad 80. Se continuiamo così, ci servirà un’altra terra”.

Arnold van Huis è un entusiasta sostenitore del consumo di insetti, ma visto il suo ruolo di consulente della Fao non può essere liquidato come un eccentrico. “In buona parte del mondo si mangiano già”, fa notare. “Solo in occidente non succede. Noi abbiamo un blocco psicologico. Ma perchè? In fondo mangiamo i gamberetti, che sono molto simili”. Tra i vantaggi di questa dieta va segnalato che gli insetti contengono proteine, vitamine e minerali in abbondanza.

L’ultima ricerca di van Huis condotta con il collega Dennis Oonincx, dimostra che l’allevamento di insetti produce molti meno gas serra di quello del bestiame. Allevando insetti comunemente mangiati, come cavallette, grilli e larve, si emette un decimo di metano. Gli insetti, poi. generano 300 volte meno protossido di azoto, un altro gas serra, e molta meno ammoniaca, una sostanza inquinante prodotta dall’allevamento di suini e pollame.

Essendo animali a sangue freddo, gli insetti convertono la materia vegetale in proteine con grande efficienza, spiega van Huis. Inoltre, i rischi sanitari sono più bassi. Ammette però che sarà difficile convincere tutti a mangiarli:”E’ molto importante la preparazione. Per superare il disgusto bisogna saperli cucinare”.

Nell’ottanta per cento dei paesi del mondo si mangiano oltre mille tipi di insetti, soprattutto ai tropici, dove sono piuttosto grandi ed è facile raccoglierli. Il funzionario della FAO Patrick Durst, che nel 2008 aveva coordinato il convegno di Bankok, ha contribuito a creare un progetto di allevamento di insetti della FAO in Laos, partito ad aprile 2010. Il sapere degli oltre 15mila allevatori di cavallette della Thailandia è stato divulgato oltre confine. “Durante il convegno alcuni caldeggiavano il potenziamento dell’industria casearia in Laos per ridurre la carenza di calcio”, racconta Durst (il cui insetto preferito è la vespa fritta,”uno snack molto croccante e leggero”). Ma è un’idea assurda, visto che la maggior parte degli asiatici è intollerante al lattosio”.

Cavallette e grilli sono ricchi di calcio e il 90% dei laotiani ha mangiato insetti almeno una volta, dice. Aggiunge che priorità della FAO è aumentare il consumo di insetti nelle regioni dove è accettato, ma ha subito un calo a causa dell’influenza della cultura occidentale. Durst pensa inoltre che l’allevamento di insetti possa essere una nuova fonte di reddito e aiutare a proteggere le foreste, in cui si raccolgono moltissimi insetti selvatici. “Sarà un progetto graduale, ma in espansione”. Inizialmente gli insetti potrebbero essere usati al posto del concime per nutrire animali d’allevamento come polli e pesci. In futuro si potrebbero usare come ingredienti da mescolare ad altri.

Insomma, voi che insetto preferite?

Fonti:

The Observer, Internazionale, Food and Agricolture Organization – Italia

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One response to this post.

  1. Posted by lella on febbraio 28, 2011 at 12:06 pm

    I like it…and I dislike it…

    Rispondi

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