L’Importanza di Internet per la democrazia

Era un numero che non era mai riuscito a nessuno: far sparire 80 milioni di persone in 13 minuti. Un secondo prima stavano freneticamente parlando, chattando, leggendo, inviando messaggi. Un secondo dopo sono state silenziate. Voilà; il trucco c’è ma non si vede.

Quanto avvenuto in Egitto la sera del 27 gennaio va infatti oltre la semplice censura. Lo hanno chiamato coprifuoco elettronico totale. Significa tagliare tutte le comunicazioni tranne le linee telefoniche fisse, e cioè web, email, sms, cellulari. Un operazione di oscuramento di un paese che non ha precedenti, iniziata già qualche giorno prima con il blocco delle connessioni ai social network più usati durante la rivolta come Facebook, Twitter; e proseguita con l’ordine dato ai fornitori di connettività locali – Vodafone Raya, Link Egypt, Telecom Egypt – di chiudere i rubinetti del traffico. Uno switch off previsto dalle leggi egiziane in caso di richiesta del ministero delle comunicazioni per EMERGENZA NAZIONALE (non vi ricorda le varie emergenze della prot. civile?). Una strozzatura avvenuta a livello di router, i computer che instradano il traffico internet fungendo da snodo delle autostrade digitali. E che si è ripetuta poco dopo per bloccare sms e telefonate via cellulare.

Cinque giorni di blocco della Rete totale, giusto per ricordarci che gli interruttori della rete purtroppo, esistono e sono per lo più controllati dagli Isp e da società private. Che a loro volta rispondono, anche obtorto collo al potere dei singoli stati.

Il giorno del blocco della rete restavano solo due strade agli egiziani per fare uscire le informazioni dal loro paese: la sempiterna linea fissa e il dial-up cioè l’utilizzo dei modem collegati a loro volta al telefono(altro che ADSL insomma); ed è a questo punto che si è scatenata la solidarietà, e la creatività, internazionale: hanno iniziato quelli di We Rebuild con un bombardamento via fax del paese nordafricano: nelle macchine dei privati e istituzioni arrivavano fogli contenenti documenti svelati da Wikileaks sulla corruzione dell’Egitto; e poi istruzioni su come connettersi a Internet in modo alternativo o utilizzare le connessioni dial-up, o come trasformare il proprio cellulare in un modem. Interessante è stata anche la reazione che ha provocato il provvedimento di Mubarak a Palo Alto in California, dove un imprenditore iraniano, Shervin Pishevar ha immediatamente organizzato un piano di lotta che consiste nel procurare gli strumenti necessari per bypassare l’oscuramento delle telecomunicazioni.

Pishevar prima ha lanciato un appello a tutti gli ingegneri e programmatori del mondo perchè lo aiutassero a restituire agli egiziani il maltolto; poi ha inaugurato l’ Open Mesh Project, un iniziativa che vuole riportare la connessione internet nei paesi in questa viene negata, sfruttando le caratteristiche collaborative che la rete stessa ha in questi anni insegnato.

Il nocciolo di partenza dell’Open Mesh Project è un software che trasforma pc e portatili in Router, quei calcolatori che, come prima spiegato, gestiscono il traffico della rete e permettono alle comunicazioni di giungere a destinazione. Visto che il substrato fisico della rete, i cavi, erano stati resi inaccessibili dal regime, l’unica alternativa disponibile era passare per quel mezzo che nessun dittatore è riuscito ancora a sottrarre ai cittadini: l’aria.       La rete di emergenza con cui Pishevar vuole risolvere iproblemi di oscuramento si basa infatti sul Wi-Fi.

Un’azienda canadese ha risposto immediatamente all’appello fornendo anche una soluzione hardware: macchine grandi come un mattone che rimbalzano il segnale, permettendo ai pc di entrare in comunicazione fra loro.

Si viene così a creare una grande intranet che consente di comunicare all’interno del paese forzatamente disconnesso e di organizzare le azioni di protesta e la circolazione delle informazioni. E’ possibile quindi trasformare l’intranet dei resistenti in una vera e propria internet, collegata cioè al resto della telecomunicazione mondiale, basta che si trovi un qualsiasi accesso verso l’esterno, ad esempio via satellite.

Non c’è stato il tempo materiale di inviare le armi di resistenza di massa nel paese nordafricano, visto che il black-out è durato cinque giorni. Ma non per questo l’Open Mesh Project è tantomeno importante o si è arrestato. Anzi l’idea è quella di inviare gratuitamente software e hardware in tutte quelle nazioni che hanno leggi che permettono al governo di chiudere l’interruttore della rete, in modo che i cittadini possano non farsi trovare impreparati in caso di bando delle comunicazioni IP.

Insomma: quando capiranno che internet è uguale a una maggiore democrazia e sviluppo? Loro si non si arrenderanno? Noi neppure (ma gli conviene?)

Fonti:
Articolo del corriere
Wikipedia per le voci: Router, Isp, Dial-up.
Open Mesh Project.
Twitter.com #egypt

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2 responses to this post.

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